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Preti e mafia

Gli inquirenti italiani sospettano che l’Istituto per le Opere di Religione, vale a dire la Banca del Vaticano, ricicli il denaro dei boss mafiosi.
Il sospetto è nato dalla scoperta di un conto che un prete, Don Ninni Treppiedi, aveva aperto nella sua parrocchia, per effettuare transazioni con i fondi ecclesiastici e truffare lo Stato italiano, consentendo ai clienti della Banca di non pagare quanto dovuto al Fisco.

Venuti a conoscenza dell’illecito, i suoi superiori lo avevano licenziato, ma poi, quando gli inquirenti hanno chiesto loro di rivelare i dettagli del conto, si sono rifiutati di farlo.
Il fatto che la parrocchia di Don Ninni è la più ricca di Trapani, considerata la roccaforte della mafia, ha portato gli inquirenti a ipotizzare che lo stesso prete sia coinvolto nelle operazioni di riciclaggio legate a un padrino della mafia locale.


Se a questa notizia colleghiamo la fuga sempre più precipitosa dei soprannumerari dell’Opus Dei, ci convinciamo che il crollo della fiducia nella Chiesa sta assumendo dimensioni impressionanti.
Europa, Stati Uniti, Chiesa costituiscono le basi di un mondo marcio a cui non guarda più nessuno, che fa sempre più fatica a tenersi in piedi e che crollerà con un tonfo pauroso molto prima di quanto non si immagini.

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Per capire se il governo dei tecnocrati, grazie a una sinistra che balbetta da 20 anni, riuscirà a fare a pezzi l’Italia, dobbiamo attendere il rientro dei parlamentari dalla vacanze.
Riprenderò, pertanto, a mandare i miei post online su questo blog tra qualche settimana.