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The failure of the peace negotiations and the decision of several countries to withdraw their troops from Afghanistan should encourage Americans to go home.

Nonostante le manovre trasversali di Obama per coprirla agli occhi del mondo, l’inevitabile disfatta della Nato in Afghanistan è chiaramente percepibile dagli eventi  che seguono.
Il peggioramento della crisi finanziaria occidentale costringerà i Paesi impegnati sul fronte afgano a rifiutarsi di contribuire, come vorrebbe il presidente americano, ai costi della guerra, mentre renderà più insistenti le loro richieste di accelerare i tempi del ritiro.

Hollande ha appena ribadito, infatti, che riporterà i suoi soldati a casa entro l’anno in corso e l’Australia ha dichiarato che farà la stessa cosa a partire dal prossimo ottobre.
Gli americani vorrebbero continuare ad addestrare le forze di sicurezza afgane per altri 30 mesi, ma il loro obiettivo non è facile da conseguire.

Dal momento che la bolla dei derivati può scoppiare da un momento all’altro, i costi di una permanenza così lunga in un Paese che ha deciso di scatenare attacchi terroristici finalizzati alla devastazione delle forze occupanti, risulterebbero troppo alti.
Il popolo afgano è passato dalla parte dei talebani, considerati gli unici militanti in grado di fiaccare il morale dei loro nemici.

L’assassinio di Rahmani, l’uomo scelto da Karzai per negoziare la pace, ha inferto un colpo durissimo a coloro che speravano di uscire pressocché indenni dal pantano in cui si sono incautamente infilati.
Gli effetti di questa guerra sono stati determinanti ai fini del crollo dell’economia occidentale. Occupare ancora per anni un territorio desolato e infido senza la prospettiva di risolvere il problema è, pertanto, una decisione insensata.
Restituiamo quanto prima ai loro affetti dunque i nostri giovani soldati.

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