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If Rajoy asks for other sacrifices, the social conflict will become red-hot.

Dopo la raffica di manifestazioni contro la rifoma del lavoro, gli spagnoli sono scesi di nuovo nelle strade per protestare contro le misure di austerità del governo Rajoy e i tagli all’educazione, alla sanità e ai servizi sociali.

I 40.000 manifestanti che hanno bloccato 55 centri urbani, gli striscioni, gli slogan, le bandiere rosse, i canti della Resistenza e i pugni chiusi dimostrano che il tentativo di far pagare il debito provocato dall’ingordigia liberista alle loro vittime è destinato al fallimento, in quanto le classi meno abbienti hanno già dato e comunque non hanno più niente da dare. Continuare dunque a blaterare di scelte dolorose ma inevitabili è un puro esercizio retorico.  

I manifestanti gridavano “tassate gli evasori fiscali”, “investite nella crescita”, “il rigore aumenta la disoccupazione”, “non si gioca con l’istruzione”, “ridateci i nostri diritti”, “siamo tornati indietro”, “i giovani non hanno  futuro”, “tagliare la sanità è un crimine”, “Rajoy ha distrutto il Paese”, “ci hanno portato all’asfissia” e “hasta la victoria! siempre!”.
Il leader dei Sindacati Uniti ha gridato all’indirizzo di Rajoy che, se non si arriverà a un negoziato, il conflitto sociale si farà incandescente.
La prossima manifestazione si terrà il 1° maggio.

Manca dunque poco alla resa dei conti, ma dal fatto che le manifestazioni andranno avanti e i sondaggi rivelano un continuo crollo della fiducia nei curatori fallimentari del liberismo è facile presagire che per questi signori the game is over.