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The guidelines of Europe are changing in the direction of the development.

Per sgomberare il campo dai numerosi equivoci che i liberisti a tutti i costi mantengono in vita con l’obiettivo di confonderci le idee, occorre essere estremamente chiari sul fatto che i Paesi che hanno rinunciato alla sovranità monetaria non pagano il debito, ma gli interessi sul debito.

Questo comporta che, anche se il carico ficale fosse portato – e non sembri un paradosso – all’80% dei nostri redditi, non leggeremo mai che il debito è stato ripagato e andremo avanti, a meno che non ci riprendiamo la sovranità o non si scatena la rivolta che tutti si aspettano, a fare sacrifici fino a quando le nostre condizioni economiche non saranno pari a quelle dei Paesi del Terzo Mondo.

Ma fortunatamente, sull’onda dei Movimenti europei che stanno progressivamente prendendo coscienza della gravità della situazione, i partiti che si battono contro le misure di austerità, confortati dai consensi in crescita, hanno deciso di portare avanti la loro battaglia per costringere la UE a orientarsi nella direzione dello sviluppo.

Ai Linke, infatti, che erano l’unico partito tedesco che si opponeva sia al Pareggio di Bilancio che al Fondo Salva-Stati, si sono affiancati numerosi Movimenti, come quello della Solidarietà, che ha chiesto un referendum, il Mehr Demokratie, che ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale perché l’ESM venga pagato successivamente alla pronuncia della stessa Corte e l’Associazione dei Contribuenti, oltre ai dissidenti di altri partiti e a diversi esperti di diritto costituzionale e internazionale.

Socialisti, ecologisti e antimondialisti francesi hanno detto che la Francia ha fatto la sua scelta e l’Europa è orientata nella direzione della crescita.
Finn Sein, socialisti e indipendenti irlandesi hanno indetto per il 31 maggio un referendum contro il Pareggio di Bilancio, avviando nello stesso tempo un’azione legale contro il Fondo Salva-Stati.
I populisti olandesi hanno ricordato la loro scelta a favore degli investimenti produttivi e ribadito che non torneranno più indietro.

I greci hanno assicurato che, dopo le elezioni del 6 maggio, rigetteranno l’accordo preso con la UE per evitare il default.
I rumeni hanno preferito sistemare il problema nel modo più sbrigativo, facendo cadere il governo con una sommossa pololare.
Per l’approvazione dei provvedimenti è richiesta l’unanimita dei consensi dei Paesi che hanno adottato l’euro. Basterà quindi che li rigetti solo uno di questi, perché siano bocciati e la costruzione dell’Europa cada come un castello di carta.

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