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The tax burden in the eurozone has reached the point of no return. The first rebellion has occupied the scene in Ireland. In the coming weeks are expected frightening riots in Spain, Italy and Portugal.


Quello che tutti temevano alla fine si è verificato. Il carico fiscale oramai intollerabile sta trasformando le rivolte esplose di recente in diversi Paesi europei in vere e proprie sommosse popolari.


Il primo ministro irlandese ha invitato i cittadini a pagare la tassa sulla proprietà immobiliare imposta dalla troika, per salvare il Paese dal fallimento. Ma l’invito è stato accolto solo dal 45% delle famiglie.


La maggior parte degli irlandesi, infatti, ha cercato di entrare nel Palazzo di Congressi di Dublino, dove si teneva una conferenza su questo argomento. Un gran numero di poliziotti a cavallo si sono schierati a difesa del Palazzo, ma i rivoltosi, che facevano ondeggiare cartelli con le scritte “No way, we don’t pay” e “Reject fear, austerity stops here”, li hanno fischiati, strattonati e insultati.

Un uomo scambiato per il portaborse del ministero dell’economia è stato sottratto a fatica dalle mani della folla inferocita. Un altro esibiva un poster che dipingeva i politici irlandesi con i corpi di serpenti.
Intanto alcuni tecnici stanno scrivendo le regole per indire uno sciopero fiscale, che servirà da modello per i ribelli di altri Paesi dell’UE.

Gli attivisti che si battono contro l’IMU spingono il pubblico a ignorare la richiesta  di ulteriori tasse, arguendo che il governo non ha il diritto di imporle.
Mi chiedo come fanno i banchieri a non capire che non hanno vie d’uscita. Il limone è stato spremuto oltre ogni limite, per cui entro l’anno la macelleria sociale sarà costretta a fermarsi e l’intera Europa affonderà in un oceano di debiti.

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