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Il dissenso si è diffuso in tutto l’impero

Il regime saudita sta lottando da qualche tempo per contenere le manifestazioni di protesta. Ma quando le forze di sicurezza hanno sparato sui civili inermi, i ribelli si sono trasfomati in rivoluzionari  e hanno risposto al fuoco, ferendo tre poliziotti.
Nel recente passato i governanti sauditi sono stati testimoni di continue proteste nella parte orientale del Paese di chi chiedeva il rispetto di uno standard minimo di democrazia, ma poi il dissenso è andato crescendo dovunque, in particolare nella capitale, nel Nord e nelle città universitarie.

Le cause di questo rivolgimento sono da ricercarsi nei seguenti fatti.
Gli sciiti, che abitano nella parte più ricca del Paese, vengono discriminati dal regime  e ridotti alla fame, anche se il petrolio abbonda.
I sunniti, unici detentori del potere, hanno invaso il Barhain con cui gli sciiti andavano d’accordo.
Il regime assolda migliaia di lavoratori asiatici e africani, perché si accontentano di paghe bassisime, senza preoccuparsi minimamente dei giovani che non hanno un lavoro.

Le elezioni non esistono, i sudditi non godono di nessun diritto e alle donne è proibito guidare l’auto.
Vengono amputati le mani a coloro che commettono i reati più irrilevanti.
E’ stato il dispotismo assoluto a favorire l’evolversi del Movimento per la Democrazia in un Movimento per rovesciare Abdullah, il Re saudita novantenne e molto malato.

Questo evento, che appare sempre più probabile, anche perché, nel caso che Abdullah fosse deposto, si aprirebbe la lotta per la successione tra i suoi 36 fratelli, potrebbe essere la sorpresa che sconvolgerà la regione, come accadde con in Iran nel 1976.
Il collasso dell’Arabia Saudita avrà effetti esplosivi, perché gli USA non saranno appoggiati da nessuno Stato nella loro lotta contro la Siria e l’Iran, Israele perderà uno dei suoi ultimi supporter e il prezzo del petrolio schizzerà oltre i 250 dollari al barile.
Sarà questo concorso di eventi a dare il colpo di grazia all’agonizzante economia neoliberista.