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I libici ritireranno i capitali investiti 

I leader dei vari Movimenti in lotta per cacciare dal suolo natìo i mercenari che si spacciano per ribelli ottengono successi sempre più importanti, mentre il CNT continua a mostrare la sua incapacità di porre in atto una strategia idonea a fermare l’emorragia di consensi al suo operato.
Lo scorso lunedì i fedeli di Gheddafi, dopo aver detto ai ribelli di non farsi vedere mai più da quelle parti, li hanno cacciati da Ben Walid, inseguendoli a colpi di Kalashinov.

L’episodio è stato interpretato come il segnale che è arrivato il tempo di punire gli usurpatori che hanno distrutto la Libia. Convinto che la vittoria è vicina, il popolo libico è ora più deciso che mai a lottare per riprendersi il proprio Paese.
Sapendo che la cacciata dei ribelli darà ai figli di Gheddafi la possibilità di ritirare i capitali investiti negli Stati Uniti e che l’iniziativa avrà l’effetto di distruggere la loro economia, Obama ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e, allo scopo di sventare la minaccia alla sicurezza del Paese, ha deciso di imporre altre sanzioni che ancora una volta colpiranno il popolo libico.
Il presidente americano vorrebbe indurre i libici a rinunciare alla lotta, ma non conseguirà il suo obiettivo, perché, quando il popolo, esasperato da un conflitto che non ha voluto, verrà a conoscenza delle sanzioni, farà tutto quanto è in suo potere per punire i ribelli nel modo più severo possibile.

Invece di ricorrere all’arma spuntata delle sanzioni, Obama ripensi piuttosto alla sua politica aggressiva che sta portando l’area mediorientale a odiare gli americani e provocando rivolte paurose in Iran, in Siria, in Iraq e in Afghanistan.
Rifletta, inoltre, sul fatto che i regimi arabi che hanno investito nei Paesi occidentali potrebbero decidere di ritirare i loro capitali, per non correre il rischio di perderli da un momento all’altro.