Torture, massacri e violenze senza fine

Gli interventi della Nato arrecano ovunque miseria, corruzione, conflitti e promuovono comportamenti simili a quelli delle belve assetate di sangue.
Negli ultimi 100 giorni in Libia sono morte 50.000 persone. Se ad esse si aggiungono 200.000 civili uccisi dalle bombe Nato e 150.000 feriti, torturati e deportati, si contano 400.000 persone in meno.
Se mettiamo nel conto anche le aziende e gli edifici, gli ospedali, le ferrovie, i porti e gli aeroporti da ricostruire e il calo della produzione petrolifera di 1.600.000 barili al giorno, vediamo il baratro in cui, grazie ai nuovi colonizzatori, hanno spinto un Paese che si era costruito un futuro.
Questa carneficina è servita solamente a creare le premesse perché – come in Iraq, in Afghanistan e in Grecia – anche la Libia fosse sconvolta dalla guerra civile e la sua economia si dissolvesse.
Gli scontri tra le tribù, infatti, sono numerosi e si fanno ogni giorno più feroci.
Dallo scorso martedì infuria quello tra gli Zuwayya e i Toubous per il controllo del contrabbando con i Paesi confinanti. I contendenti si procurano armi sofisticate, ma non si curano del fatto che l’acqua, i viveri e l’elettricità cominciano a scarseggiare.
Ieri 200 insorti libici hanno preso a sassate e poi sparato agli egiziani che li avevano costretti a fermarsi a un checkpoint installato lungo il confine tra Egitto e Libia.
Ma il fatto più preoccupante è che, nonostante le continue denuncie di Amnesty International, i ribelli continuano a catturare, torturare e uccidere   parenti e amici dei lealisti, mentre i leader del CNT guardano senza batter ciglio.

I lealisti che combattono nella Resistenza Verde reagiscono alla barbarie, disarmando i mercenari, uccidendo gli insorti che si macchiano di crimini, colpendo i checkpoint, catturando gli addetti alla tortura, sparando contro i loro quartieri generali e facendo saltare in aria le installazioni e i pozzi petroliferi.
Il Comandante Supremo delle fazioni armate della Resistenza Libica ha detto che il fallimento dell’insurrezione è indiscutibile, che il popolo libico si è reso conto della loro scarsa capacità di gestire gli affari del Paese e che la democrazia della quale si sono ammantati finora si è rivelata falsa. Ha aggiunto poi che gli aggressori saranno scacciati dalla Libia prima di quanto non si pensi.
Data l’impossibilità di riportare i ripetuti successi dei  fedeli di Gheddafi in un solo articolo, lo farò non appena mi sarà possibile.

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