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E’ meglio andare in bici che fare la guerra

L’Europa finge di non capire che nel mercato libero il coltello dalla parte del manico ce l’ha chi produce.
Rinunciare all’acquisto del petrolio prima di passare alla bicicletta è una decisione masochistica che ci porterà al disastro economico.

Le sanzioni sono inutili, perché il Paese che viene colpito si procura altrove le merci che gli mancano. Gli effetti negativi si ritorcono, inoltre, contro chi le decreta.
Il prossimo 20 marzo, insieme all’apertura della Borsa Petrolifera Iraniana, i tagli alle forniture di petrolio riguarderanno Portogallo, Spagna, Olanda, Italia e Grecia.

Il Brent, pertanto, aumenterà fino a 130 dollari al barile e la benzina costerà due euro e 50 al litro.
Dal momento poi che l’elettricità viene prodotta con il petrolio e i trasporti funzionano utilizzando i suoi derivati, aumenteranno i prezzi di tutte le merci e il nostro potere d’acquisto calerà vistosamente.

Assediata dai creditori e travolta dalle proteste del popolo affamato, la Grecia sarà costretta a chiedere un altro prestito all’Europa, ma questa non potrà aiutarla, perché i suoi Paesi membri falliranno uno dopo l’altro.
L’Arabia Saudita non potrà venderci la quantità di  oro nero di cui avremo bisogno per questi motivi.
Ha già assunto impegni con altri Paesi, tra i quali la Cina, che, per sottrarlo alla disponibilità dei Paesi occidentali, ha cominciato a stoccarlo in migliaia di container giganteschi.
La raffinazione del suo petrolio richiede strumenti  diversi da quelli che possediamo.

I nostri politici potevano opporsi all’embargo, ma hanno preferito cedere alle pressioni intessate degli Stati Uniti, anche se sapevano che la loro decisione ci avrebbe portato alla disperazione.
A questo punto dovremmo cominciare a chiederci fino a quando avranno il diritto di sbagliare e noi il dovere di tacere e pagare .

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