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Hanno ricominciato con le provocazioni

Negli ultimi tempi gli esportatori del terrore sono tornati alla carica con il solito armamentario fatto di provocazioni, inside jobs, false flag attacks, notizie prive di fondamento, minacce roboanti, mercenari travestiti da ribelli e misure di austerità prese per ridurre alla fame milioni di persone.
Un incrociatore statunitense munito di un sistema di difesa antimissilistica ha sostato due settimane nel Mar Nero, non lontano dall coste russe.

Un’auto parcheggiata presso l’ambasciata israeliana a New Dehli in India è stata fatta saltare in aria dal Mossad. E’ rimasto ferito un addetto dell’ambasciata israeliana e sua moglie, oltre all’autista e tre indiani che si trovavano nei paraggi.

Un attentato analogo in Georgia è stato sventato grazie al sangue freddo dell’autista e all’intervento della polizia, che ha prontamente disinnescato un ordigno collocato sotto il pianale dell’autovettura.
Il governo israeliano ha tentato di addossare la responsabilità degli attentati all’Iran con l’obiettivo di gettare un’ombra sui rapporti che intrattiene con India e Georgia. Tuttavia, la loro dinamica, identica a quella con cui il Mossad  assassinò uno scienziato iraniano, dimostra che l’Iran non c’entra niente con questa storia.

L’indignazione nei Paesi asiatici infatti è stata forte, tanto è vero che in Azerbaigian e in Thailandia sono stati aggrediti decine di cittadini israeliani.
Ovviamente gli attentatori non hanno saputo fare altro che accusare gli iraniani di avere istigato quei cittadini all’aggressione.
Oramai gli esportatori del terrore hanno perso ogni residua credibilità. Le loro ridicole provocazioni non riusciranno a scatenare quella guerra a cui hanno affidato le loro speranze di sopravvivenza.

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