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La strategia russa ha dato i suoi frutti
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La macchina creata dagli americani per deporre i leader dei Paesi che non si piegano ai loro diktat comincia a perdere colpi. Finanziare e armare i terroristi, inventarsi rivolte represse nel sangue, minacciare un intervento per ripristinare la libertà e la democrazia perdute e dichiarare nuovi leader le loro marionette, infatti, è un gioco che oramai non incanta più nessuno.
Infatti, il Presidente siriano è sostenuto  dai militari e dalla grande maggioranza del popolo e le forze di sicurezza leali al regime hanno messo i ribelli con le spalle al muro. Al Free Syrian Army altro non resta, pertanto, che seppellire i successi di Assad sotto una valanga di menzogne.

I massicci investimenti dei Sauditi per sostenere i ribelli sono andati perduti, l’Iran è diventato una Potenza militare e la Turchia, per non rompere i buoni rapporti col Paese che gli fornisce il petrolio, ha rinunciato ad aiutare i ribelli.
Cina e Russia hanno guadagnato un prestigio di cui non avevano mai goduto in Medio Oriente, dotando la Siria di armamenti capaci di scoraggiare qualsiasi aggressore e stringendo nello stesso tempo accordi commerciali con gli Emirati del Golfo Persico, per scalzare gli americani dal loro ruolo di registi della primavera araba.
Da parte sua Israele si è reso conto che il cappio che gli ayatollah gli hanno stretto intorno al collo può strangolarlo, adesso che la stretta alleanza tra l’Iran, l’Iraq, la Siria e Hezbollah ha accresciuto la loro pericolosità.

Gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia hanno fatto richiesta al ministro degli esteri russo di non porre il veto alla mozione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che impone a Assad di cedere il potere al suo vice. Ma Lavrov ha già risposto che la sovranità della Siria non può essere oggetto di una trattativa.
Gli sforzi per abbattere il regime siriano sono quindi falliti per la determinazione con la quale la Russia ha portato avanti la sua strategia.

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