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Le Brigade Al-Quds aspettano solo l’OK

Al-Kuds, l’ala militare della Jihad islamica, armata e finanziata da Iran e Siria, ha detto di essere pronta a far esplodere i pozzi petroliferi e gli oleodotti che si trovano nel raggio di 500 km da Teheran.
La decisione è stata presa nel momento in cui gli Stati Unito hanno accusato l’Iran di coinvolgimento  nel conflitto siriano, in quanto aveva mandato una nave carica di armi al Presidente Assad.

Il mondo si chiede sulla base di quale principio i più attivi esportatori di democrazia negli Stati sovrani pretendono di impedire a uno Stato di correre in aiuto del suo alleato.
Nel frattempo gli ayatollah hanno programmato una serie di rappresaglie e, per portarle a compimento,  hanno ordinato al Capo di Al-Kuds di  coordinare gli attivisti che operano in Medio Oriente.
Questi dovrà iniziare portando attacchi terroristici contro numerosi obiettivi israeliani e organizzando un attentato per assassinare l’ambasciatore saudita a Washington.

In seguito dovrà attaccare la Turchia, colpevole di avere appoggiato i ribelli siriani e dato il consenso all’installazione di una stazione radar sul suo suolo, per fornire alla Nato uno scudo contro gli attacchi missilistici dell’Iran.
L’obbiettivo degli ayatollah è quello di fare della Turchia un esempio per far vedere agli Stati Uniti che cosa si devono aspettare se fanno l’errore di attaccarli.

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