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Para bellum si vis pacem

Il linguaggio utilizzato da Obama nella lettera che ha mandato agli Ayatollah dimostra che si è reso conto del mutamento nei rapporti di forza tra blocco occidentale e asiatico.
Si vede che il rinnovato equilibrio del terrore gli ha suggerito di cercare soluzioni accettabili dai suoi  interlocutori invece di imporre diktat che ormai non sono presi più in considerazione.

Barack Obama ha chiesto, infatti, che si aprissero al più presto negoziati per porre fine alle ostilità tra i due Paesi e cooperare nel reciproco interesse.
Il cambiamento di strategia può essere letto solo in chiave di un adeguamento a un assetto politico che è diventato meno favorevole agli Stati Uniti.

Imporre ai Paesi europei di rinunciare all’acquisto del petrolio prodotto dall’Iran e alla realizzazione di transazioni commerciali con la sua Banca Centrale ha indotto i Paesi asiatici a trovare risposte efficaci.
Sentendosi minacciati dalle sanzioni all’Iran, India, Cina e Corea hanno reagito chiedendo all’alleato di cedere loro tutto il suo petrolio. Inoltre, la Cina ha proposto ai Sauditi di dotarli del nucleare in cambio della fornitura del loro petrolio.
Queste iniziative hanno permesso agli Ayatollah di non pensare più alle sanzioni e ai Paesi del blocco asiatico di procurarsi tutto il petrolio di cui avevano bisogno, mentre hanno lasciato a secco l’occidente.
Per sventare, inoltre, ogni tentativo di distruggere la Banca Centrale Iraniana, Cina, Russia, Giappone, India e Turchia hanno creato un’Area di esclusione del dollaro che effettua gli scambi commerciali tra i suoi membri esclusivamente tramite le loro monete nazionali, l’oro o il baratto.
I provvedimenti di Obama dunque, invece dell’Iran, finirebbero per colpire l’Europa.
Fortunatamente i leader europei hanno mangiato la oglia e, nella prospettiva che la situazione migliori, hanno spostato al primo luglio la data da cui partire per dare esecucuzione alle sanzioni.

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