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I “ratti” libici allo sbando

La rapidità con cui si stanno succedendo gli eventi in Libia fa prevedere che nei prossimi giorni il Paese che Muammar Gheddafi aveva tenuto saldamente in pugno cadrà preda della più devastante anarchia.
Sabato scorso tremila manifestanti hanno lanciato numerose granate contro il compound del governo provvisorio libico, urlando slogan come “Vogliamo la legalità, la giustizia e la trasparenza” e agitando dei cartelli su cui c’era scritto “Avete messo un tiranno al posto di un altro” o “La sharia è la nostra legge“.
Le proteste sono andate avanti fino a notte fonda. La violenza dei manifestanti ha sorpreso il leader del governo provvisorio, inducendolo alle dimissioni.
“Mi dimetto – ha dichiarato Abdel Hafiz Ghoga – per evitare che le tensioni sociali influenzino il governo negativamente. Purtroppo gli interessi della nazione non sono stati sostenuti da un adeguato consenso”.
E’ stata questa decisione a dare l’avvio alla guerra civile. Ieri, infatti, i lealisti hanno riconquistato Bani Walid: Sono stati liberati centinaia di detenuti e la bandiera del raìs è tornata a sventolare sulla città martoriata dai bombardamenti.
Questa facile vittoria dimostra che, senza l’appoggio della Nato, i “ratti” che hanno tradito il loro Paese non avranno scampo. Inoltre, dal momento che stavolta la Russia e la Cina porranno il veto a un intervento esterno, si pensa che i fedeli di Gheddafi si riapproprieranno del potere del quale sono stati rapinati da una banda di tagliagole accecati dall’odio e dalla smania di vendetta.

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